Bardesane
Italy
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Spedito - 30/08/2009 : 13:07:53
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E' difficile convincersi che non vi è nulla di esterno alla propria mente. "Tat tvam asi" , tu sei quello, si legge nella Chandogya Upanishad scritta oltre 1000 anni prima di Cristo in epoca vedica dagli indoariani. "Esse est percipi", esistere è essere percepito, scriveva il filosofo George Berkeley nel settecento. "Gnotis Auton" , conosci te stesso, si leggeva sull'architrave dell'ingresso dell'oracolo di Delphi nell'antica Grecia. Basta fermarsi un attimo a riflettere per convincersi che è proprio così: Il tavolo di fronte non sta "la", ma è nelle mia mente. L'uomo occidentale moderno ha perso completamente questa consapevolezza e vive tutto proiettato verso l'esterno. Nelle civiltà Tradizionali invece si viveva avendo piena coscienza di questa verità. Nel dubbio totale sull'esistenza di qualcosa di "esterno", il filosofo Cartesio nel seicento affermava: "Cogito ergo sum". penso dunque sono, cioè affermava la realtà dell' Io. E qui viene l'obiezione fondamentale: ma gli io sono tanti ed hanno tutti la stessa rappresentazione mentale. Nel sistema filosofico di Fichte (filosofo tedesco del settecento) viene ben chiarita l'illusione della molteplicità degli io. Le tre fasi del processo, secondo Fichte, sono: 1) L'Io pone se stesso - 2) Nel momento in cui l'Io si è posto si forma l'idea di Non-Io, cioè che esista qualcosa di diverso dall'Io - 3) A questo punto l'Io, ora limitato dal Non-Io, si frammenta nella molteplicità degli esseri senzienti. Se in uno specchio c'è una immagine, quando si rompe lo specchio tutti i frammenti hanno la stessa immagine. Quanto detto non avviene nel tempo ( il tempo è insieme allo spazio una delle due categorie con cui gli esseri senzienti ordinano la percezione ), ma è un processo istantaneo, sta avvenendo adesso! E' praticamente quello che nei grandi sistemi di pensiero tradizionali viene chiamato "La Caduta". In pratica la triste situazione del singolo io empirico è dovuta ad un turbamento dell'Assoluto che si è posto come Io, creando così, non volutamente il Non-Io e frammentandosi nei singoli io. Tutte le Scienze Tradizionali miravano ad invertire questo processo. La Grande Opera degli alchimisti era appunto la trasformazione dell'operatore che prendeva coscienza dell'Io assoluto. Le monumentali opere dei Veda e delle Upanishad della civiltà indoariana mirano solo a far comprendere questa verità. Quella che nel Buddismo è chiamata l'Illuminazione è il ritorno alla consapevolezza dell' unico Io assoluto. Bisogna dare atto al Buddismo di essere stato l'unico sistema filosofico ad aver resa pubblica la via per giungere a questo stato. Anche i grandi Mistici Cristiani e Mussulmani, anche se inconsapevolmente, si sono avvicinati chi più e chi meno a questa verità.
Giuseppe Merlino Il Blog della Scienza: http://programmimatematicafree.blogspot.com/ |
Modificato da - Bardesane on 30/08/2009 14:24:07 |
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Fedelciel
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Spedito - 01/09/2009 : 10:11:15
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Si conivido quanto dici....il vero ego e il falso ego, l'umanità vive in una consapevoleza di se stessi che non é corretta, vive cioé nella divisione perchè il vero ego é unico, é unito. Ciò permette la sofferenza dalla malattia alle varie forme di violenza perfino la natura pare risentre di ciò.
Il problema é sempre stato quello di dare un modo semplice per ridestare il vero ego, le religioni ci guidano a comportamenti coereti, ma non sono sufficienti.
Un modo semplce che ho scoperto alcuni anni or sono, é quello di imparare ad essere coscienti di essere coscienti, cioé realizzare che non non simo solo colui che é consapevole di questo o di quello ma che siamo colui che sa di essere consapevole. Ciò ridesta il nostro essere che pare liberarsi da un profondo di noi stessi in cui era immerso, confuso e sofferente . La vita allora si accende bellissima, certo occorre un pò di esercizio e farlo costantemente e con alcuni accorgimenti.
Se poi come oggetto della prima consapevolezza poniamo la Luce creatrice ancora meglio, avremo esiti pià stabli e più certi.
Ora da questo nuovo Io che troviamo possiamo osservare il nuovo io di prima, ma ciò poi non ci interessa più di tanto; ora ci interessa principalmente quel nuovo Io bellissimo .
Non credo che le filosofie possano giungere a ciò ,capire non basta, il "reberding" é un'altro modo per aiutarsi in ciò , non é però, a mio avviso, parimenti evidente e neppure molto pratico, ma risultati buoni in ogni modo li da. Con stima
Fedelciel |
Modificato da - Fedelciel on 01/09/2009 10:13:11 |
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Fedelciel
Italy
Messaggi 129 |
Spedito - 01/09/2009 : 10:20:09
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Da San Francesco vado due volte alla settimana da anni ( Santuario di Belmonte nel canavese-Torino) ,é un gran bel posto per meditare,lassù accanto alla sua statua posta su un colle , ho sentito in Francesco realtà coerenti, ma non ho trovato traccia di una Sua via spirituale atta a ridestare efficacemente l'ego più vero, ne la salute che gli é coerente, intendo una via interiore, c'é qulacosa nel cantico elle creature ma sono ancora concetti troppo mentali anche se bellissimi e veritieri, anche nel loro stile di vita , ma non é ancora sufficiente e poi é lontano dal mondo moderno, cioé voglio dire che é solo per pochi . Forse sai dirmi qualcosa di più.
Grazie
Fedelciel |
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